Reviews for Leaf Pass
Sounds Behind the Corner (In Italian) “Purlieu” aprì un cerchio nel 2004, “Leaf Pass” lo chiude e rispettare una circolarità anche nell’‘arte è un omaggio al proprio pensiero inconscio che continua ad elaborare dentro i suoi laboratori anche quando apparentemente è concentrato su altre forme. Abbiamo visto altre sonorità espresse da Ross Baker in questi anni di maturazione musicale: ambient soffici espressi con il gusto della composizione classica e sperimentale, espressioni lo-fi di un concept metropolitano ma ispirato dall’‘extra urbano, dalla campagna, da quel “Purlieu” che, iniziatico, aprì la visionaria catarsi dell’‘autore inglese. Tutta la prima parte di “Leaf Pass” è deriva di quel Baker: canti d’‘uccelli silvani, un treno a vapore che attraversa la pittorica campagna inglese (immaginandolo tra il Kent e lo Yorkshire, nero e lucido tra il verde e lucido, sbuffando fumo grigio-bianco tra opali d’‘acqua su cui si specchiano gli immaginari old-english bucolici).Acqua che scorre: proprio “Yorkshire Bank” è il brano che esce dall’‘espressione di fields recordings per iniziare la sua sonorità circolare, minimale e ciclica, sempre immersa nella Natura ma ora è suono, meditazione voluta in piccole, ripetute, orchestrazioni ovattate, Steve Roach è maestro in questi ambiti, dietro di lui una miriade di ottimi pittori del suono punteggiato. L’‘Inghilterra dei Pink Floyd di “Ummagumma”, “Atom Heart Mother”, il folk strumentale e lisergico, queste sono tele che anche Baker dipinge con il suono della mente.I pastelli sonori dell’‘album sono quelli della cover: un contro-sole accecante, fronde tra le quali percepire più che vedere, una full-immersion nel proprio recondito, un fanciullo che rivive tra i ricordi e forse la musica si ispira alla näiveté concettuale, anche “Haze” e le sue scale ai tasti rallentate appositamente per risultare il sottofondo al ricordo, statico in “Black & White”, un superbo intreccio di sonata lentissima sporcata da magnetismi vocali femminili, alieni intrusi di un soundscape dominato invece dal rassicurante scoppiettio della legna nel camino. Siamo già nella seconda parte dell’‘album: quei campi sono lontanissimi, il vapore non esce più da un treno d’‘infanzia, il suono è sintetico, affascinante come la città, tempio di lussuria e di occasioni, non saremo noi i re dell’‘ipocrisia nel negarlo. Opposti inconciliabili o volutamente tali; l’‘infanzia come catarsi del quotidiano e “Civilisation” è il top-sound ora, un ambient magnetica ed ipnotica, quasi occulta, ancora ciclica, ripetuta, cresciuta nel midtempo, solo il tuono la blocca ma la città si esprime tra spari, sirene, suoni comuni nelle notti metropolitane, lontane da grida di strigiformi notturni, imperi di ambulanze e persone del noir letterario. Una finale inquietante per un cerchio da chiudere ma Ross Baker non vuole di certo abbandonare la sua creatura in balia di questa esistenza allora si torna dove la purezza ancora richiama, il suono vuole un’‘orchestrazione matura anche tra i canti di silvani precedenti, la tastiera, i sequencer creano una sinfonia che traccia dopo traccia, movimento dopo movimento, arriva al finale, “Station”, un brano meraviglioso in cui riconosciamo tutta la bravura di Second Thought, un amore di Sounds Behind The Corner fin dal primo ascolto con il monicker Obliquity. Un altro free-download… Non provate anche solo lontanamente a dare giudizi sulla musica in base al prezzo: Ross Baker sceglie questa via di divulgazione e il valore dell’‘arte espressa non ha mercato se non quello del libero download ma il valore del suo quinto album è quello di una lunga suite ambient intrisa di registrazioni che, come attori, recitano tra la sua musica, con la sua musica, conciliandosi con la mente dell’‘artista, creativa ed aperta.
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